Cosa si intende per “parassiti”?
Siamo abituati a pensare ai parassiti come a qualcosa di esterno, biologico, facilmente identificabile. Li immaginiamo come piccoli, sporchi e viscidi esserini che si nutrono a tradimento di specie più grandi, spesso ignare. In questo caso, invece, il termine viene utilizzato in un senso più ampio.

Noi pensiamo di avere potere sui nostri pensieri e sulle nostre emozioni. Pensiamo che siano qualcosa che nasce da noi, in risposta a stimoli esterni o interni. E, in parte, questo è anche vero. Ma cosa avviene realmente quando sperimentiamo un’emozione o generiamo un pensiero?
Prendiamo un esempio concreto. Una persona tranquilla, disponibile, che si impegna nel lavoro, che ha relazioni, amicizie, abitudini quotidiane equilibrate. Nel momento in cui, ad esempio, si arrabbia, cambia completamente. Non è più la stessa persona: cambia il tono di voce, cambia il modo di muoversi, cambia il modo di pensare. Una persona arrabbiata può diventare vendicativa, può non farsi problemi a fare del male agli altri o anche solo a immaginarlo, senza rimorsi, senza coscienza. Eppure, fino a pochi minuti prima, tutto questo era impensabile.
Diventa quindi evidente un aspetto: è come se qualcosa subentrasse nella nostra identità e prendesse il sopravvento. Come se un “parassita energetico” si inserisse e occupasse temporaneamente lo spazio. In fondo, le emozioni possono essere viste come energia in movimento. Quando un’emozione arriva in modo intenso, diventa estremamente difficile contrastarla. È più forte di noi.
Per comprendere meglio il meccanismo, possiamo osservare ciò che accade in natura. Esistono parassiti, ad esempio alcuni funghi, che colpiscono determinati insetti e ne modificano il comportamento. L’insetto sembra ancora vivo, ma in realtà è guidato dal parassita, che lo porta verso ambienti utili alla propria sopravvivenza, come zone umide, ad esempio. Non è più l’insetto a controllare: è il parassita che agisce attraverso il suo sistema nervoso.
Quando il fenomeno è fisico e visibile, è più facile riconoscerlo. Ma possiamo iniziare a osservare la componente emotiva negli stessi termini.
Abbiamo fatto l’esempio della rabbia, ma il discorso vale per tutte le emozioni. Soffermandoci su quelle negative, il meccanismo appare ancora più evidente. La paura, ad esempio, blocca le persone, le irrigidisce, le porta a non esplorare. Fa vivere situazioni che, sul piano della realtà, potrebbero non essere così gravi, ma che vengono interpretate e rielaborate da questa sorta di “parassita”, generando blocco e sofferenza.
Anche nelle emozioni che consideriamo positive si può osservare qualcosa di simile. L’euforia, pur essendo un’energia diversa rispetto alla tristezza, altera comunque lo stato interno. Una persona normalmente calma e composta può trovarsi a gridare, ballare, agire in modo fuori dal proprio standard abituale. Spesso, a posteriori, questi comportamenti risultano persino imbarazzanti. Anche in questo caso, è come se qualcosa avesse preso il controllo.
Senza entrare ulteriormente nel dettaglio, possiamo lasciare aperta questa osservazione: in tutte queste situazioni perdiamo, almeno temporaneamente, il contatto con il nostro sé più autentico.
Ma non finisce qui: se osserviamo più da vicino, il quadro si amplia ulteriormente. Questo fenomeno non riguarda solo le emozioni, ma anche i pensieri.
Pensiamo di essere i padroni dei nostri pensieri, ma osservandoli attentamente si nota che, in gran parte, non lo siamo. Molti pensieri sono il risultato di influenze esterne: ciò che ascoltiamo, vediamo, leggiamo, le opinioni delle persone che ci circondano. Tutte queste informazioni si accumulano e, a un certo punto, emergono sotto forma di pensieri che percepiamo come nostri, ma che in realtà sono un aggregato di contenuti assorbiti nel tempo, elaborati incessantemente e passivamente dalla nostra mente associativa: echi di significato che provengono dal passato e si confondono con la nostra identità.
Altre volte sperimentiamo i cosiddetti pensieri intrusivi: idee che si ripetono, che entrano in loop, che non riusciamo a bloccare anche quando non vogliamo pensarle. Il rimuginio. In questi casi è evidente che non abbiamo il controllo.
Basta fare una prova semplice: cercare di non pensare per un minuto. Se non riusciamo a farlo, diventa inevitabile chiedersi: chi sta pensando?
Anche qui possiamo ipotizzare che i pensieri siano delle entità con una propria energia e una propria dinamica. Qualcosa che, per risonanza, per abitudine o per altre condizioni, si installa nella mente e continua a esistere.
A un’osservazione più attenta si nota anche che emozioni e pensieri sono strettamente collegati. Le emozioni influenzano i pensieri, e i pensieri influenzano le emozioni. Esiste una linea diretta tra questi due livelli: da una parte una componente più energetica, legata al sentire; dall’altra una componente più informativa, legata al significato.
Queste riflessioni nascono da un’osservazione concreta: persone normalmente disponibili, equilibrate, che nel momento in cui vengono attraversate da certe emozioni si disconnettono, diventano aggressive, violente, guidate dal bisogno di reagire o di vendicarsi. In quei momenti, è evidente che non è la persona a parlare, ma qualcosa che si muove attraverso di essa.
Per questo è fondamentale fissare un punto: questi “parassiti” non sono solo una metafora.
Sono delle entità vive.
A questo punto rimangono aperte alcune domande fondamentali: tutto questo nasce davvero da noi, oppure si tratta di qualcosa di autonomo che prende spazio dentro di noi? Se queste dinamiche sono reali, allora chi siamo noi? Qual è la nostra vera natura? E come mai non riusciamo a gestire o a contrastare queste forze che ci attraversano?
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