Riprendiamo lo scorso articolo. Tutti parlano della decadenza della società. Dei governi, delle élite, del sistema, della manipolazione, dei grandi interessi economici. E sicuramente c’è del vero. Ma il problema è che continuiamo a guardare sempre e solo in alto, senza renderci conto che la disgregazione parte anche dal basso. Dai comportamenti quotidiani. Dalle piccole cose. Da milioni di micro-atteggiamenti ripetuti ogni giorno fino a diventare normalità.

La società non è qualcosa di separato da noi. È il riflesso medio delle persone che la compongono.

Basta guardarsi attorno.

La gente non mette più nemmeno le frecce quando guida. E non è il codice stradale il punto. È quella mentalità automatica del “io so dove sto andando, gli altri si arrangino”. Piccolo gesto, enorme fotografia mentale.

Le persone entrano in metro o sul treno senza aspettare che gli altri escano. Camminano occupando il marciapiede in quattro affiancati senza spostarsi di un centimetro. Parcheggiano occupando due posti. Attraversano la strada senza nemmeno guardare, come se tutto il mondo dovesse adattarsi automaticamente alla loro presenza.

Nel frattempo nessuno ringrazia più. Qualcuno tiene aperta una porta, lascia passare, dà un’informazione, e tutto viene assorbito come fosse dovuto. La gratitudine sembra diventata una funzione fuori produzione.

Le conversazioni ormai sono surreali. Persone che parlano guardando continuamente il telefono, interrompendoti a metà frase perché è arrivata una notifica. Gente che non ascolta davvero, aspetta soltanto il proprio turno per parlare. Messaggi ignorati per giorni anche tra amici stretti, non per cattiveria ma per una saturazione mentale continua.

Poi c’è l’incapacità crescente di percepire lo spazio comune. Video e musica a volume alto nei luoghi pubblici senza cuffie. Chiamate in vivavoce ovunque. Rumore costante. Come se il concetto stesso di convivenza fosse diventato opzionale.

E la cosa interessante è che molte persone parlano continuamente di empatia, evoluzione, consapevolezza, energia, umanità… però poi buttano mozziconi e rifiuti a terra con il cestino a tre metri di distanza. Oppure non raccolgono gli escrementi del cane. Libertà personale, responsabilità collettiva zero.

Anche la puntualità sta sparendo. Arrivare tardi ormai è quasi normale. Come se il tempo degli altri valesse meno del proprio. Piccoli dettagli, certo. Ma sono proprio questi dettagli che raccontano il livello reale di una società, molto più di qualsiasi slogan motivazionale pubblicato online.

Per non parlare della frustrazione scaricata verso il basso. Camerieri trattati male, cassieri trattati male, operatori telefonici trattati male. Educazione impeccabile con chi ha potere, aggressività con chi non può reagire troppo. Una dinamica sempre più evidente.

E poi succede qualcosa per strada: una lite, un incidente, qualcuno in difficoltà. E la prima reazione ormai è tirare fuori il telefono. Filmare. Registrare. Trasformare tutto in contenuto. Persone fisicamente presenti ma emotivamente scollegate.

Anche il silenzio sembra diventato insostenibile. Sempre notifiche, audio, podcast, video, rumore. Come se stare davvero soli con se stessi fosse ormai qualcosa da evitare a tutti i costi.

Intanto i figli crescono spesso senza presenza reale. Genitori completamente assenti mentre i bambini distruggono spazi pubblici, urlano, disturbano chiunque attorno. E nessuno dice niente. Nessuno interviene più in niente. Tutti chiusi nel proprio orticello psicologico.

È questo il punto che molti non vogliono vedere: il collasso non arriva soltanto attraverso le grandi crisi economiche, le guerre o le decisioni dei potenti. Arriva anche attraverso il deterioramento lento dei comportamenti quotidiani. Attraverso la perdita di attenzione, di educazione, di presenza, di responsabilità minima verso gli altri.

La verità è che la disgregazione collettiva si costruisce attraverso milioni di piccole assenze quotidiane.

E forse la parte più scomoda è proprio questa: la società che critichiamo continuamente assomiglia molto più a noi di quanto abbiamo il coraggio di ammettere.

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Consapevolezza coscienza ego equilibrio interiore Franco Battiato omologazione percezione della realtà presenza psicologia responsabilità individuale

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