Da qualche decennio sembra che la parola democrazia abbia acquisito uno status quasi mistico.
Ne parlano tutti con lo stesso entusiasmo con cui si parla dell’aria pulita o dei gattini: con devozione, ma senza pensarci troppo.

Eppure, un dubbio ogni tanto andrebbe concesso.
Perché, se la democrazia è il potere del popolo, dovremmo anche ricordarci che il popolo non è composto da individui tutti uguali.
C’è chi capisce di più e chi un po’ meno.
C’è chi ha senso morale e chi… diciamo, lavora ancora sul concetto.
E come insegna la statistica, la maggioranza di noi finisce sempre nel mezzo:
non troppo stupidi, ma nemmeno particolarmente brillanti.
Ora, cosa succede quando questa “maggioranza mediana” decide su questioni che riguardano un intero Paese?
Succede che tutto si livella verso la mediocrità.
Le decisioni non saranno mai completamente sceme, certo — ma nemmeno geniali.
Le grandi idee difficilmente sopravvivono al filtro della massa, perché devono restare alla portata di tutti.
E così la democrazia, nella sua versione moderna, diventa un vero e proprio inno alla mediocrità.
Non stupisce che la parola venga usata ovunque: nei discorsi politici, nei talk show, nei post indignati.
Serve per legittimare sciocchezze e condannare qualsiasi pensiero che si discosti anche di poco dal coro.
Il risultato?
Persone mediamente “medie” perfettamente a loro agio.
E menti più lucide, più integre, costrette a muoversi in una gabbia costruita da menti più piccole.
È come se l’insegnante dovesse adattare le lezioni agli studenti più svogliati: meno impegno, meno complessità, più ricreazione.
Chi rimane fedele ai propri valori finisce per vivere in una resistenza silenziosa, costante.
Parla e non viene capito, propone e viene deriso, prova a cambiare le cose e viene accusato di essere “contro il sistema”.
Alla fine molti si arrendono: ingoiano la famosa pillola da Italiano Medio, si spengono un po’, e cercano conforto nelle piccole gioie anestetizzanti della quotidianità.
Ma è proprio questa anestesia ad accelerare il processo di risveglio – almeno per chi la sveglia l’ha già puntata. Non potendo avanzare oltre in questa lenta processione verso una realtà artificiale e artificiosa, ci si ritrova davanti a un bivio: IL BIVIO. Anestesia perpetua o lucidità viva e vibrante? Omologazione o trascendenza? Resa o sforzo?
In fondo, nei tempi bui, anche i piccoli lumi riescono a brillare.
TIC-TOC
il tempo fugge…
TIC-TOC
Il tempo esiste?

